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Motivazione del Premio Letterario Internazionale Città di Martinsicuro, V edizione 2013, Terzo Posto.

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Recensione della dott.ssa Cristina Scucces

Delizioso romanzo che ci fa riflettere sul sogno-realtà che indubbiamente guida la vita di ciascuno di noi.

La vicenda della protagonista è raccontata mirabilmente con dei particolari che di primo acchitto possono sembrare eccessivi ma che nella stesura intera ci si accorge che sono necessari.

 

Anche in questo si nota come lo stile letterario di Daniela è divenuto ricercato,acuto, sicuramente sempre più gradevole , con un crescendo che ogni volta supera ogni aspettativa.

 

Com'è nel suo stile, la vicenda del romanzo ha mille sfaccettature, e non mancano anche cenni storici che ben si inseriscono nel contesto e che ci aiutano a capirne meglio il significato. E' appunto per questo che lo giudico completo, appagante.

 

La storia di Bianca è forse la storia di ogni donna che caparbiamente non smette di cercare la verità anche a costo di essere considerata una matta, una fissata, e che proprio per questa sua ostinazione riesce a trovare le sue radici, e, finalmente quella pace tanto agognata che solo la verità può dare. Tutte le vicende che si presentano tra sogno e realtà, fanno si che il lettore non può fare a meno di sentirsi egli stesso confuso tra sogno e realtà. In alcune pagine Daniela riesce talmente bene nella sua descrizione , da stimolare oltre la fantasia di ciascun lettore, anche le attività sensoriali e tra questi maggiormente quello olfattivo. Nella descrizione infatti della stanza di Madame Colette si sente proprio il profumo di quel mazzolino di Iris descritto.

 

I cenni storici che si riferiscono al periodo nazifascista sono narrati in maniera semplice e al tempo stesso incisiva e rievocano con maestria l'attività dei partigiani e delle partigiane. Sono dei momenti storici che , come dice l'autrice è bene ricordare di tanto in tanto perché non cadano nel dimenticatoio.

 

Non è possibile raccontare neanche un po’ della storia d'amore, perché non vorrei togliere ai lettori la magia di questo romanzo.

 

                                                                                                Cristina Scucces

 

Recensione della Prof. ssa Giuseppina di Giorgio
Recensione del romanzo Iris
Giuseppina di Giorgio
 
La lettura del romanzo "Iris" è una lettura appassionante e nel contempo scorrevole, che procede con fluidità e senza ristagni, ed in cui si apprezza la bravura della scrittrice nell’aver sapientemente mescolato ed intrecciato temi ed elementi afferenti a diversi ambiti della realtà umana: sentimentali, psicologici e psicanalitici, onirici, soprannaturali, storici, filosofici.
Di conseguenza, uno dei primi interrogativi che tale lettura solleva riguarda la collocazione  di genere ed il tentativo di capire all’interno di quale filone il romanzo possa essere catalogato; dopo aver esitato tra varie etichettature – giallo, romanzo psicologico, storico, realismo magico di stampo sud-americano- va da sè che esso sfugge ad ogni tentativo di assoggettamento a questo o a quell’altro genere romanzesco, ma che proprio in questo risiede la sua originalità, nel fatto che esso riceve suggestioni da tutti questi generi che la ricca cultura di Daniela Fava conosce e fa propri.
Immediatamente, quello che balza agli occhi come uno dei temi principali, è quello della dimensione parallela, dimensione che rimanda ad una realtà “altra”, fatta di entità e presenze a noi invisibili, ma che vivono una vita adiacente alla nostra, riuscendo a materializzarsi solo al cospetto degli esseri più predisposti o aventi più urgenza di “verità”.
Nella  premessa  l’autrice ci dà la sua personale chiave di lettura: “Forse molte anime, molti spiriti accompagnano il nostro cammino. Basterebbe aprire il nostro cuore  ed ascoltare la loro voce, (…) i loro messaggi. Non bisognerebbe temerli “.
Fin dalla prima pagina l’elemento realistico e quello onirico si giustappongono, e nel corso della narrazione si alterneranno, dandosi il passo l’uno l’altro. Ai sogni, infatti, si accompagneranno anche delle visioni durante la veglia, da parte della protagonista, Bianca. Ed è soprattutto nei momenti in cui la storia abbandona il realismo per inoltrarsi nel mondo del sogno che il racconto raggiunge la sua migliore originalità.
Così nel romanzo accade che una delle due protagoniste, Bianca, inizialmente suo malgrado, entra in contatto, in sogno, con lo spirito di una defunta, Iris, una misteriosa giovane donna che, lanciandole messaggi ricorrenti, la guida verso la verità; e grazie a questi messaggi la verità verrà  ristabilita su un duplice piano: Bianca, da un lato, viene a conoscenza delle sue origini, che la legano strettamente e familiarmente ad Iris, la donna del sogno, ma nello stesso tempo essa scopre l’autentica verità sulla morte di Iris e di suo figlio.
Ed è questo fondamentale elemento del sovrannaturale, della vena di trascendenza e di spiritismo per cui la defunta si manifesta tramite il sogno e le visioni, e per cui, allo stesso modo, anche il personaggio di Bianca è capace di mettersi in contatto con lo stesso spirito defunto, che apparenta a tratti il romanzo di Daniela Fava al realismo magico di Gabriel García Marquez e della Allende de “La casa degli spiriti”.
Di questi elementi paranormali, che, pur mantenendo un legame saldo con la realtà, si collocano al confine o al di sopra della realtà visibile, possiamo trovare traccia anche in un precedente romanzo della nostra autrice: “Le radici dell’amore”. Sono due, qui, i momenti narrativi di realismo magico, entrambi risolutivi di un’impasse psicologica che impedisce ai due protagonisti, innamorati l’uno dell’altro, ma ancora prigionieri di un passato sentimentale fallimentare, di abbandonarsi all’amore. Ed è solo grazie all’intervento della defunta moglie del protagonista Nicola, Giovanna, apparsa prima a lui in sogno e poi anche a lei, a Maria, andata a farle visita al cimitero, che entrambi saranno “illuminati” sulla via da seguire, una via che li porterà ad assecondare il loro cuore, riuscendo a cogliere l’opportunità che la vita sta offrendo loro di innamorarsi di nuovo.
E quest’atmosfera sovrannaturale, ammantata di spiritismo, non ci può non suggerire una fiducia negli spiriti ed in una dimensione trascendente o piuttosto immanente, che aleggia continuamente nel racconto.
C’è poi il motivo della verità- ricercata seguendo il messaggio della donna misteriosa, che invita Bianca a non fermarsi all’apparenza delle cose, ma ad andare oltre, a scavare dentro esse - che riconduce  ad una tematica universale, dal sapore filosofico, quella dell’eterno conflitto tra verità e menzogna, tra bene e male.
Quest’ultimo tema - quello della contrapposizione tra la forza negativa del male e quella positiva del bene, tra la menzogna, l’odio e la crudeltà, da un lato, e l’amore, la dignità e la solidarietà, dall’altro lato - compare frequentemente nel romanzo, incarnandosi rispettivamente nei personaggi delle due sorellastre, Emma ed Iris, personaggi dalla forte connotazione simbolica, ma aventi nello stesso tempo un denso spessore psicologico.
Queste, infatti, vengono tratteggiate in maniera precisa e con una personalità ben individualizzata. Nel caso di Emma, personaggio antagonista rispetto a quello della protagonista Iris, per esempio, si tratta, è vero, di un personaggio visto come l’incarnazione del male, ed essa esercita tutto il suo odio e la sua  rabbia nei confronti della sorella Iris, ma è anche vero che il personaggio di Emma non si risolve tutto nell’idea del male che esso personifica. Al contrario l’autrice si sofferma in una intensa analisi psicologica, che ne spiega l’indole “cattiva”, riconducendola alla gelosia ed all’invidia che Emma nutriva fin da ragazzina nei confronti della nuova “sorellina”, la preferita di suo padre; tuttavia,  trattandosi di rabbia non manifesta, questa ha dato origine ad una sorta di “aggressività passiva”.
Insomma, accanto ai temi universali citati prima, quali la ricerca della verità e delle proprie origini, la morte, il dolore, il tempo, la vita, l’amore - che l’autrice tratta spesso secondo poli dialettici- accanto all’atmosfera magica e sovrannaturale, possiamo altresì rintracciare nel romanzo delle implicazioni di natura psicologica, che  ne rendono profonda la lettura; e non è tutto: il romanzo può assumere di volta in volta i contorni di un racconto magico, psicologico, filosofico, così come  di un romanzo storico o addirittura di un giallo.
 Sono presenti, infatti, nella narrazione, dei riferimenti storici al periodo fascista ed ai traumi e gli orrori della seconda guerra mondiale, che fanno da sfondo agli eventi narrati in maniera  puntuale e precisa,  consegnandoci una non comune capacità narrativa di penetrare nelle più recondite pieghe della storia nazionale ed europea e di riuscire a coinvolgere anche il lettore più disinteressato alle vicende di questo periodo storico, a volte giudicate troppo distanti dal nostro presente.
D’altro canto, la “distrazione” storica che occupa una buona metà della seconda e della terza parte del libro, pur rimanendo intimamente intrecciata con gli eventi precedentemente narrati, per il fatto tuttavia di intervenire  in un punto della narrazione in cui si comincia ad intuire una qualche chiarificazione dell’enigma riguardante l’identità della donna sognata e il suo rapporto con il personaggio  raffigurato  nel quadro, non fa altro che allontanare nel tempo la risoluzione dell’enigma stesso, rafforzando  in tal modo l’effetto di suspense. E questo stratagemma narrativo, per cui il lettore resta sempre con l’ansia di sapere, non è l’unico elemento in cui l’adiacenza con il genere poliziesco si è fatta sentire.
E’ vero, infatti, che la narrazione si snoda alla maniera di un vero e proprio romanzo giallo; l’intera impalcatura della storia si basa sul mistero apparentemente inesplicabile della donna misteriosa che turba i sogni di Bianca e l’azione decisiva che si svolge nel romanzo è il processo di decifrazione del mistero, che funziona secondo due poli: il polo positivo dell’informazione e quello negativo dell’emozione, che rallenta l’informazione stessa. Tuttavia nelle ultime pagine del romanzo, la narrazione subisce un’improvvisa accelerazione, quando nel capitolo IX, in seguito ad un’immagine vista in sogno, Bianca si reca in una vecchia soffitta semiabbandonata alla ricerca di un diario. E sarà in questo spazio simbolico, magico, quasi fuori dal tempo, che l’autrice, con un espediente tecnico singolare, quello della “myse en abîme”, il libro nel libro, farà sì che la protagonista, Bianca, possa infine leggere dalle parole di Emma la vera storia, quella che conosce e quella che non conosce. Sarà così rivelata la verità circa la morte di Iris. Infine nel X capitolo, verrà svelato il mistero del mazzolino d’iris bianco, che nelle visioni di Bianca aveva sempre accompagnato la donna misteriosa, Iris.   
In breve, c’è un enigma da svelare, ci sono degli indizi centellinati uno ad uno, ci sono tutti gli ingredienti capaci di stimolare pagina dopo pagina la curiosità del lettore, ma senza privarlo del desiderio di gustare ogni singola pagina ed ogni singola riga, costruite con arguzia e maestria di scrittrice navigata, quale è ormai Daniela.

                                                                                                                                     Giuseppina di Giorgio

 
Relazione presentazione libro a Ispica, 01/02/2014, del dott. Giovanni Crscione (Giornalista).
«Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all'uomo come in effetti è. Infinito».
 
Questa frase, tratta dal The Marriage of Heaven and Hell del poeta, scrittore e artista visionario William Blake (1757-1827), potrebbe diventare l’epigrafe di Iris
L’idea-forza del nuovo romanzo di Daniela Fava, che ricorre anche nella sua precedente produzione letteraria, è che ci sono cose che possiamo spiegare solo con l’esistenza di dimensioni parallele ove agiscono forze arcane e misteriose. Per entrare in contatto con questa realtà paranormale bisogna porsi in uno stato ricettivo, di ascolto, libero da pregiudizi.
Del resto nella vita di tutti i giorni accadono cose inspiegabili. Dejà vu, sogni ricorrenti, presentimenti, premonizioni ci spalancano le porte di un mondo ignoto che cerchiamo di soffocare entro gli angusti confini della razionalità e che invece dovremmo imparare ad esplorare. Proprio come la protagonista del romanzo. 
Iris è ambientato nel presente (2011) tra Venezia e la Sicilia. È un giallo, anche se non mancano incursioni in altri generi letterari, come il romanzo storico e il gotico. Vi si affronta un cold case, un caso irrisolto risalente a 70 anni prima: una morte archiviata come suicidio, ma su cui non è ancora venuta fuori tutta la verità.
La protagonista, Bianca, è una trentatreenne insegnante precaria di francese che vive e lavora in un paesino ai piedi dell’Etna. Sposa nelle prime pagine del libro Antonio, un docente di matematica e scienze.Meta del viaggio di nozze è Venezia. Bianca ha un legame profondo e misterioso con la città lagunare. Non solo perché il nonno e il padre hanno origini ve­neziane, ma anche perché ha una spiccata sensibilità verso i fenomeni paranormali.  
 Bianca, fin da piccola, sogna una giovane donna con un iris in mano. La protagonista non sa chi sia o cosa sia quella dama con l’iris, ma nel profondo è come se la conoscesse da sempre. Poi la notte prima delle nozze, accade qualcosa che le cambia la vita. La donna sognata le rivolge la parola. I sogni, le visioni, gli stati di trance si moltiplicano. E diventano sempre più inquietanti e angoscianti.
Una serie impressionante di coincidenze, la attira nei luoghi in cui la misteriosa dama con l’iris ha vissuto. L’albergo veneziano - ricavato in un settecentesco palazzo nobiliare - in cui gli sposi alloggiano è uno di questi. Non a caso Bianca, imboccato per errore un corridoio chiuso al pubblico, scopre in una galleria il ritratto della dama con l’iris.

Chi è quella donna e cosa vuole da lei? Cosa le sta accadendo? Che legame ha con quelle visioni? Sono queste le domande che Bianca si pone sempre più insistentemente. Secondo il marito quelle visioni sono il frutto d’immaginazione, stanchezza o, peggio, crisi di nervi. Dietro sua pressione, Bianca entra in cura da uno psicoanalista, poi si rivolge a un prete. Entrambe le vie si rivelano fallimentari.

Non le resta, dunque, che affidarsi allo studio dei fenomeni paranormali e ammettere il fallimento della scienza umana e della dottrina religiosa. Comincia a consultare libri esoterici su apparizioni di defunti, viaggi nell’aldilà e comunicazioni con entità invisibili. Si scontra con lo scetticismo, con l’incredulità, con gli inviti a lasciare stare, che creano tensioni tra lei e il marito e i genitori. Ma alla fine si mette caparbiamente alla ricerca della verità che la porterà alla conoscenza di sé e delle sue vere origini. 
Bianca, dunque, vola a Venezia per raccogliere notizie e informazioni dalla flebile voce dell’ultima proprietaria dell’albergo, la novantenne Camilla. Solo l’anziana può dirle chi è la dama con l’iris, ritratta in quel quadro.
Il suo racconto è un flashback sulla storia di una nobile famiglia veneziana, dal 1921 al 1945. In una notte di pioggia il duca De Labier porta a casa una neonata, frutto di una relazione extraconiugale con madame Colette, una prostituta francese che ha fatto fortuna a Venezia divenendo la tenutaria di una lussuosa casa di piacere. Alla bimba è dato il nome Iris, perché questo fiore è stato il portafortuna e il simbolo stesso della madre, morta durante il parto.
Iris, ignara delle sue origini, cresce con la sorellastra Emma, figlia legittima del duca e della moglie, anch’ella prematuramente scomparsa. Le due sorelle hanno caratteri opposti: tanto Emma è crudele e senza cuore, quanto Iris è dolce e sensibile. In punto di morte, il duca ottiene da Emma la promessa che manterrà il silenzio sui natali della sorella, almeno finché questa non raggiungerà la maggiore età, pena l'esclusione dall'eredità in virtù di un vincolo testamentario.
Emma comincia a covare verso la sorella un odio così forte da innescare una vera e propria persecuzione, senza esclusione di colpi, lasciandosi alle spalle una lunga scia di sangue. La donna teme di dover dividere l’eredità con la “bastarda” e la fa crescere in un collegio di suore da dove esce solo da maggiorenne. Ai motivi personali di odio (il rancore per l’amore paterno che ha dovuto dividere con lei, l’invidia per la sua bellezza, il timore di perdere l’eredità) e alla gelosia (il proprio marito, Giorgio Ferris, figlio di un industriale del Nord e dirigente del partito fascista, nutre un segreto amore per Iris), si aggiungono anche le ragioni politiche quando Iris, dopo l’8 settembre 1943, si unisce ai partigiani sulle montagne.
E qui si consuma una vicenda d’amore e morte, odi e speranze, viltà ed eroismi, sullo sfondo dei drammatici eventi che sconvolsero il paese durante la seconda guerra mondiale. Iris si innamora di un partigiano, Sandro alias “Libero”, viene catturata dalle SS e deportata nel campo di concentramento femminile di Ravensbruck vicino Berlino dove subisce umiliazioni e torture. L’autrice compie un lavoro di puntuale e puntigliosa ricostruzione storica attraverso la lettura di saggi storici sulla Resistenza e sull’Olocausto. Liberata grazie all’intervento del cognato Giorgio, ufficiale fascista, ritorna nel palazzo della sorella per trascorrervi la convalescenza. È qui che dà alla luce un bimbo, concepito con “Libero” (nel frattempo ucciso dai nazisti). Emma incarica una serva di toglierle il bimbo e ucciderlo. Per lei, che non ha avuto figli, quel bimbo minaccia l'integrità del suo patrimonio. Ma la serva non ha il coraggio di compiere l’infanticidio e lo abbandona sulle scale della chiesa di Santa Maria del Giglio, avvolto in una coperta dov’è ricamato un iris di stoffa. 
Si ripete qui, ma a parti invertite, la situazione precedente: prima, Colette muore nel darla alla luce di Iris e il padre la porta a casa con sé in una notte di pioggia. Ora, Iris partorisce un bimbo che non ha più un padre e che è abbandonato in una notte di pioggia sulle scale della chiesa di Santa Maria del Giglio. Lì il neonato è al sicuro perché su di lui veglia la Madonna con l'iris. Poi la puerpera sarà inghiottita per sempre nelle acque scure di Venezia. Suicidio od omicidio? Non aggiungo altro per non svelare la conclusione.     
Iris presenta due livelli di lettura. La qualità principale del romanzo, evidente già a una prima lettura, sta nella narrazione avvincente e intrigante, ricca di suspense e di mistero. Nelle sue pagine c’è qualcosa di magnetico che cattura il lettore e lo spinge ad arrivare subito alla fine.
A un secondo e più profondo livello di lettura emerge, invece, l’abilità dell’autrice nel tessere una complessa trama narrativa, fitta di rimandi, precorrimenti, relazioni simboliche, riferimenti interni, giochi di specchi, simmetrie e coppie oppositive, dove ogni dettaglio, anche quello in apparenza più irrilevante, possiede un significato preciso in un’architettura di senso dove tutto si tiene.
Per ascoltare le voci dell’ignoto, il cuore e la mente devono purificarsi, devono essere candidi come un iris. Da qui il nome-simbolo delle protagoniste femminili: Bianca e Iris. L’una è l’alter ego dell’altra. Entrambe entrano in contatto con una dimensione paranormale. A Iris, prigioniera nel campo di concentramento nazista, appare in sogno la madre che le reca conforto e la invita a resistere; mentre è convalescente in casa della sorella, sogna il “suo” partigiano che le comunica la propria morte.
Bianca-Iris: il loro è un nomen-omen, un nome che reca in sé un destino. “Iris” è il nome greco dell’arcobaleno, simbolo di ritorno alla quiete rasserenatrice dopo le tempeste della vita. Ciò vuol dire che le protagoniste non si acquieteranno finché non avranno scoperto la verità. Purezza, dunque; ma anche ricerca della verità e aspirazione alla quiete. La pioggia, che ha un legame dialettico con l’arcobaleno, scandisce i momenti cruciali della loro vita. Piove quando Iris viene al mondo, quando il notaio le consegna il testamento del duca De Labier, che scatena la furia distruttrice di Emma. Ma anche quando il bimbo di Iris è abbandonato sulle scale della chiesa.
Se tra Bianca e Iris vi sono forti somiglianze e analogie, la seconda ha un legame oppositivo con Emma, non solo dal punto di vista caratteriale. Iris è fertile e dà alla luce un bimbo, mentre Emma è sterile e non può avere figli. Diverse nella vita, le due donne vanno incontro a morti opposte. Iris annegherà nell’acqua del mare, Emma morirà fra le fiamme sprigionatesi dal camino.
Su un piano simbolico, l’acqua è la sorgente della vita, la matrice che sotto forma di liquido amniotico e acque primordiali dà inizio alla vita. L’acqua rappresenta il principio femminile per eccellenza. Dalla sorgente in cui nasce, giunge al mare, diventando prima torrente e poi fiume in un processo di continua trasformazione che è la sua vera forza. L’acqua scorre nelle profondità della terra e torna in superficie portando con sé energie segrete.
Il fuoco racchiude il principio maschile, inciterebbe ad un azione distruttrice se non fosse moderato dagli altri elementi. L’acqua si oppone alla forza distruttrice del fuoco. Nell’iniziazione esoterica, il fuoco ha una funzione purificatrice, bruciando ogni desiderio e passione.
Parallelismi simili si ritrovano anche tra i personaggi maschili del romanzo, Giorgio Ferri e il partigiano “Libero” uniti dall’amore per la stessa donna, ma divisi dall’ideologia politica e dal tradimento di una causa. “Libero” è un disertore dell’esercito passato nelle file dei partigiani. Giorgio è un ufficiale fascista doppiogiochista. Nessuno dei due riesce a proteggere Iris dalla fine che la attende.  
Queste corrispondenze di nomi e di significati poggiano su una struttura profonda del testo che è quella del tempo circolare. Il tempo ciclico è come una ruota in cui tutti gli esseri eternamente nascono, muoiono e rinascono, come in una sorta di reincarnazione delle anime. 
Da questo punto di vista, due temi acquistano a mio avviso un ruolo centrale nel romanzo. Il primo è la maternità, l'altro è quello della memoria. La procreazione rappresenta non soltanto il filo sottile che lega tra loro i protagonisti della storia con oscuri legami di sangue ma anche lo strumento attraverso cui il destino si compie. Nel sangue “scorre” il destino: «Noi tutti siamo prigionieri del nostro destino - l’autrice fa dire all’anziana Camilla - in quanto nel nostro sangue scorre il nostro destino» (p. 184). Gli spettri, le ombre del passato, le voci dell’al di là, fuori di metafora rappresentano non solo la memoria biologica che lega gli individui ai loro avi ma anche l'irrisolto del destino che sopravvive nel dramma esistenziale dei protagonisti.
Il libro deve la sua forza di attrazione a una strategia testuale efficace e complessa, che padroneggia con grande abilità le tecniche narrative. Grazie a uno stile semplice, a una scrittura tutta cose e a una resa filmica delle varie sequenze, questo libro si presta bene (e si candida) a una trasposizione televisiva.
Giovanni Criscione

 

 
Recensione del Prof. Domenico Pisana, Ispica, 01/02/2014
UN ROMANZO DOVE BATTE L’ALA DEL SOGNO E DEL MISTERO
 
 
La scrittura narrativa di Daniela Fava trova in questo ultimo suo romanzo un approdo ancor più forbito ed intrigante. La sua fantasia e immaginazione creativa raggiungono vette più significative che dicono come ci troviamo di fronte ad una scrittrice di talento che migliora progressivamente se stessa e apre orizzonti oltre che etici anche estetici.
In quale alveo della narrativa contemporanea  possiamo collocare  questo romanzo che racconta la storia di Iris, questa  donna  frutto di semplice immaginazione, figlia di un duca, il duca De Labier e di una Maîtresse di origine francese, che diviene poi  una partigiana e che viene rinchiusa nel campo Ravensburk?
Se nel precedente romanzo Fava aveva scelto il genere noir , con questo nuova fatica letteraria non è possibile, almeno a mio giudizio, essere troppo rigidi nella classificazione perché i confini tra un sottogenere e un altro sono piuttosto sfumati: un’opera classificabile come appartenente a un certo tipo, può contenere aspetti che ne caratterizzano altri, e numerosi sono i romanzi  che non si possono catalogare in modo preciso per la ricchezza dei temi e dei motivi in essi presenti.
Questo di Daniela Fava è un romanzo ove  sono presenti aspetti di generi diversi accanto a una approfondita analisi della psicologia dei personaggi.
E’ un romanzo che definirei realistico, sociale, memorialistico, psicologico, fantastico, drammatico: insomma un romanzo con una  gran varietà di forme, ciascuna caratterizzata da elementi propri e nel quale troviamo una  combinazione di svariati elementi, che vanno dalla scelta dell’argomento al modo in cui viene sviluppato l’intreccio, all’ambientazione, alle scelte linguistiche ed espressive operate dall’autrice secondo il messaggio che vuole comunicare,  e secondo l’effetto che vuole suscitare nel lettore.
Quello di Daniela Fava , è questo è un aspetto che mi ha colpito, è un romanzo dove batte l’ala del mistero, dove aleggiano le ali del sogno. E sono ali che si posano in particolare su Bianca, questa giovane professoressa prossima alle nozze che vive in Sicilia dove insegna Lingua e Letteratura Francese, con la quale Iris condivide il proprio passato; Bianca – potrete leggere nel romanzo -   sin da piccola fa dei sogni in cui le appare sempre una  giovanissima donna, bella,semitrasparente, che non le ha mai rivolto una parola, mostrandosi sempre sfuggente e impercettibile, fin quando, in occasione delle sue nozze, il sogno diventa una entità onirica che inizia a comunicarle messaggi misteriosi accompagnati da visioni riferite ad un’epoca lontana. Bianca scorge nei suoi sogni angoli di un palazzo mai visti, stanze e porte, ma assiste anche ad una scena cruenta relativa ad un omicidio che si sarebbe consumato all’interno del palazzo.
 
Ecco, questa dimensione del sogno è un elemento a mio avviso interessante e mi ha portato a pensare alle parole che scriveva il Pascoli“…il sogno è l’infinita ombra del Vero…” (Giovanni Pascoli, Alexandros) e anche quello che Dino Campana nei suoi “Canti Orfici” diceva    “…tutto è vano, vano è il sogno; tutto è vano tutto è sogno…” Dino Campana, Canti Orfici.
 
E’dunque davvero interessante questo aspetto del sogno, con il quale la Fava riprende quella che è la "cultura" del sogno, che  ha antichissime radici sacrali. Nella mitologia religiosa greco-latina i sogni erano divinità minori al servizio del dio Sonno e degli dei olimpici e portavano sogni sia veri sia falsi. Anche nelle Sacre Scritture il sogno-visione ha sempre una causa soprannaturale. Ecco, la Fava  introduce  nella sua creazione letteraria sogni-visioni, che infittiscono di mistero la sua narrazione, tant’è che  Bianca si rivolge ad un sacerdote per capire il perché dei suoi sogni la notte e che cosa quello spirito volesse da lei, ma le parole del sacerdote non bastano a sciogliere i suoi dubbi.
Alla fine del romanzo una verità si scopre , ma prima di arrivarvi occorre attraversare il testo, come un viaggiatore che entra in un bosco, occorre  districarsi dentro una narrazione intrisa di realismo e di scavo psicologico, che emerge dai vari personaggi, i quali incarnano problematiche che disegnano la complessità e il dramma che attraversa ogni creatura umana nel farsi della sua vicenda esistenziale.
Guardando allora in prospettiva metanarrativa, il romanzo di Daniela Fava apre alla riflessione del lettore almeno tre orizzonti fondamentali portatrici di rispettivi messaggi.
Il primo orizzonte fa riflettere sul tema della ricerca del sé e dell’identità. 
 Bianca è il simbolo dell’uomo che va alla ricerca delle propria identità, della sua storia , delle sue origini e quando intraprende questo cammino di ricerca scopre un mondo a tinte fosche. Bianca ha sognato  Iris sin da piccola, ma non sa chi sia questa entità: ecco allora la tensione della ricerca, del bisogno di scoprire, bisogno che alla fine porta ad un risultato: alla fine Bianca  scoprirà di essere la nipote di Iris e che suo padre è il figlio della defunta Iris.
 
Il secondo orizzonte del romanzo abbraccia il tema  dello spaesamento
Ogni ricerca di identità e di verità trova di fronte a sé un paesaggio complesso, travagliato, scosso da accadimenti drammatici che provocano domande: dove sono? Dove mi sto avventurando? A cosa sto andando incontro? Ma è vero? Forse non credo ai miei occhi? Questa verità è troppo cruda e dolorosa!
In queste domande si concentra lo spaesamento che vive la giovane professoressa Bianca allorché comincia ad avvicinarsi alla verità, tant’è che i suoi malesseri e giramenti di testa, sia le visioni che accompagnano i suoi sogni la notte, si fanno sempre più insistenti, la fanno star male.
 Questo quadro di spaesamento si rivela in quella serie di drammi umani che la Fava narra nel suo romanzo:  
 
-Il dramma dell’odio, della gelosia, incarnato da Emma, sorella di Iris per parte di padre. Emma odia Iris sin da quando in una notte di tempesta il padre la portò in casa, dicendo a tutti di non rivelare mai a nessuno che Iris è una trovatella (in realtà non è una trovatella bensì sua figlia, ma non può svelarlo perché comporterebbe uno scandalo. Solo in punto di morte rivelerà a Emma la verità, intimandole di non dir niente a Iris, in quanto troppo piccola. Solo dopo aver raggiunto la maggiore età Iris dovrà saperlo altrimenti Emma, se avesse parlato per pura vendetta, sarebbe stata diseredata. Quest’ultimo era l’ordine lasciato dal duca De Labier al notaio di famiglia);
 
-il dramma della prostituzione, incarnato da Madame Colette , madre di Iris, che è una prostituta originaria della Francia, dove aveva vissuto un’infanzia durissima e nella solitudine degli affetti familiari perché anche sua madre faceva la prostituta;
 
-il dramma della guerra, dell’idealità politica fondata sulla negazione della libertà umana , interpretato da  Giorgio Ferris, che è  marito di Emma e cognato di Iris; un bel  giovanotto che aderisce al Fascismo, pur non condividendone appieno il pensiero, ma aderisce perché vede nel Duce l’uomo nuovo in grado di risollevare le sorti dell’Italia, sempre più in crisi. C’è nel romanzo, in questo caso, una lettura del fascismo: Giorgio vede di buon auspicio sia l’intervento dello Stato nell’economia attraverso il controllo delle banche, il finanziamento alle industrie pesanti, le numerose opere di bonifica, sia l’influenza dei più potenti gruppi industriali e finanziari sulla politica  economica del governo, creando in realtà, in questo modo, un rapporto di reciproco controllo e di interessi tra il regime fascista, la grande industria e l’alta finanza.
 
-il dramma della menzogna e dell’inganno, vissuto in  Camilla, che è la figlia dell governante che allatta Iris . Camilla è la voce narrante del racconto dei fatti che Iris ha vissuto insieme con lei in casa De Labier. Partigiana come Iris, quasi in punto di morte, all’età di novant’anni, racconta a Bianca chi è Iris. Ma Camilla, anche lei è vittima di inganno e menzogne,  non sa la vera storia sulla morte di Iris, in quanto Emma farà credere a tutti che Iris si è buttata in fondo alla laguna perché impazzita a causa delle torture subite nel campo, e prima di lanciarsi avrebbe ucciso il bambino.
 
-il dramma delle leggi razziali , incarnato in Amos e Sarah: sono due ebrei a servizio dei De Labier, cacciati via da Emma in seguito alle leggi razziali e salvati da Iris. Perderanno i loro bambini.
In questa drammaticità di accadimenti esistenziali, Daniela Fava inserisce anche una storia di amore :   quella di Sandro,  un giovane che Iris incontra, mentre tenta di salvare alcuni soldati italiani disertori,  in una imboscata. L’uomo era ferito ed Iris lo porta alla tenuta insieme ad altri disperati che la guerra le aveva fatto incontrare.  I due si innamorano, dal loro amore verrà concepito un figlio: il padre di Bianca, che né Iris né Sandro vedranno. Sandro non lo vedrà perché ucciso mentre lotta da partigiano. Iris non vedrà il bambino perché Emma, appena partorito, glielo sottrae dicendole che il bambino è nato morto.
 
 
 
Il terzo orizzonte del romanzo è il trionfo della verità e della giustizia 
La verità e la giustizia hanno un costo, sono il senso del nostro vivere, sono la terapia che ci fa passare dallo spaesamento al ritrovamento di se stessi.
Il tema della giustizia è interpretato dalla figura di un  notaio, che è un ebreoIl notaiofa in tempo a consegnare a Iris la copia originale del testamento lasciato dal duca, mentre consegna a Emma la copia non originale. Ma quando Emma ordina di uccidere il notaio perché ha scoperto le sue origini ebraiche, è troppo tardi: Emma scopre di avere in mano solo la copia del testamento che il falsario avrebbe dovuto modificare a suo piacimento, mentre l’ originale è stato consegnato a Iris.
 Ecco il trionfo della giustizia, ecco il ritrovamento della verità ricercata: Ora Iris sarebbe diventata la padrona assoluta, in quanto i patti non erano stati rispettati. In questo modo Iris viene a conoscenza delle sue vere radici, per cui lascia il palazzo e si trasferisce nella tenuta che diverrà un ritrovo di partigiani.
La giustizia è accompagnata anche dal pentimento: Emma si pentirà del male commesso e lo scrive in un quaderno che verrà  ritrovato da Bianca dentro il cassetto di un tavolo nella vecchia soffitta dell'hotel.
 Nel quaderno Bianca leggerà tutta la verità e scoprirà che, a commettere quel crimine diversi anni prima, era stata proprio Emma. Quest'ultima, a guerra finita, comprende che il bambino che aveva ordinato di uccidere, non era figlio di Giorgio, bensì di un partigiano.
 A dirlo ad Emma sarà proprio l'amica Camilla. Per cui, Emma, pentita amaramente di tutto il male da lei stessa perpetrato nei confronti di Iris, divenuta pazza e abbandonata da Giorgio, morirà bruciata dalle fiamme del camino dentro il suo stesso palazzo.
 
 
                                                                   Domenico Pisana
 
Recensione del Poeta, Prof. Antonio Lonardo

“IRIS”: ENCICLOPEDIA DI SENTIMENTI UMANI.

 di  

 

 

                                                                    Antonio Lonardo

 

L’uomo è avvolto dal mistero: lui, atomo, circondato dall’infinito in enigmatico alone    ancora da scoprire.

Ognuno cerca di farsi luce in questa strana nebbia, avanzando a tastoni con il rischio d’inciampare continuamente.

Il mistero è l’incognito, a cui non sappiamo dare una risposta definitiva, ma solo ipotesi, che risultano alla fine anche fasulle.

Il mistero è di vario tipo: filosofico/teologico, esistenziale.

Nel romanzo “Iris”  della prof/ssa Daniela Fava, il mistero, che attanaglia la protagonista Bianca, assume una connotazione speciale: è una curiosità, nata da un sogno ricorrente. La risposta, come in un clssico romanzo giallo, giunge alla fine della storia, attraverso una serie di circostanze, non sempre volute, ma date dal caso e dalle vicende stesse che segnano, tassello dopo tassello, il mosaico del grande mistero.

Gli interrogativi posti hanno bisogno solo delle risposte esaurienti, altrimenti le domande continuano all’infinito, per raggiungere la luce della certezza.

Il romanzo “Iris” si avvita intorno a questo mistero ed ogni parte è la premessa di quella successiva e la luce della verità, così apre spiragli più ampi, ma sconosciuti a Bianca!

L’incipit del romanzo parte dalla più consueta normalità: la preparazione alle nozze della protagonista e la luna di miele, preparata nei minimi dettagli sia di luoghi da visitare sia di prospettive. Una ricerca particolareggiata di posti conosciuti e descritti nei particolari, non in forma fredda, ma addirittura poetica: si entra in dimensione di sogno, attraverso la lettura delle parole, delle frasi, delle pagine, di tutto.

E’ difficile, nella lunga storia di un romanzo, con tantissimi risvolti, mantenere un ritmo poetico nei modi, nelle persone, nelle azioni, nelle svariate situazioni create o “trovate”. Tutto questo fa sì che il libro venga divorato, gustandone il forte sapore non solo letterario, ma anche emotivo.

La “nostra” Daniela non è nuova a questo tipo di esperienza. Già gli altri romanzi sono stati all’altezza, nonostante abbiano raccontate storie intricate, il cui esito è stato chiarito proprio nelle ultime  pagine, quando l’attento lettore s’immedesima nella storia  e ne diventa quasi un protagonista.

E’ la fantasia esuberante dell’autrice a compiere i miracoli, non solo della comprensione chiara di un testo, che scorre come un fiume, forza propulsiva di vita di ciò che bagna ed irriga, ma ne vede anche il risultato immediato di una crescita magnetica verso le storie raccontate.

La protagonista del romanzo, Iris, profuma non solo per il nome adottato, ma soprattutto per la vita condotta, anche nei momenti più tragici della sua esistenza: ha una forza vitale, in sé, che la porta a superare le varie tragedie che l’assalgono.

Ogni personaggio del romanzo esprime una sua spiccata personalità con tutti i risvolti individuali e collettivi, con atteggiamenti unici. La bravura della scrittrice, in questo caso, è elevata: non banalizza le singole vicende, ma dà ad ognuna  una “colorazione” difficile da dimenticare.

Le passioni, nel romanzo, hanno una valenza straordinaria: danno un percorso a tutta la storia, con le sue anse e le sue immancabili ansie.

La “tragedia” finale, tanto temuta, dai protagonisti contrapposti, giunge al suo apice alla fine del romanzo forse in forma inattesa dal lettore: una persona razionale non si può aspettare tanto odio tra due “sorelle” da mettere in atto la vendetta maturata, nonostante l’esplicita  bontà di Iris. Emma, infatti, va molto oltre ogni aspettativa…

Il romanzo, pertanto risulta molto accattivante, magnetico, direi, soprattutto per i risvolti e le contrapposizioni forti..

Se le donne fanno ruotare la storia come vogliono, dimostrando di essere forti, i personaggi maschili danno l’impressione, (solo quella!) di farsi trascinare, perché più buoni e perché il loro eroismo lo esprimono  per alti ideali, combattendo per raggiungerli.

            Lo stesso duca è buono, anche un po’ scapestrato: cresce la figlia trovatella, Iris, con molto amore, dimostrato anche nei confronti di Colette.

            Giorgio Ferris, marito di Emma, a cui è molto affezionato, è dolce nei confronti di Iris, di cui è segretamente innamorato, ed è combattivo contro i nemici della patria, fino a fare il doppio gioco tra i fascisti ed i partigiani.

            Sandro, innamorato di Iris, combatte la sua battaglia ideologica nelle formazioni partigiane e dà alla sua amata un figlio che viene ucciso da Emma.

Se tutta la vicenda narrata è inventata, è calata però in un contesto storico ben preciso e delineato chiaramente: pur essendo molto giovane, l’autrice  dimostra essere una testimone oculare dei fatti raccontati, attraverso un pathos vissuto intimamente. Emerge prepotentemente non solo la scrittrice, ma anche la docente di quella storia, che ha posto le basi ad un’Italia di oggi.

Il fascismo con le sue grandi sviste politiche è giudicato negativamente; la lotta partigiana, con i suoi obbligatori risvolti, è raccontata dettagliatamente come guerra di popolo contro un regime da sfascio; la shoah, analizzata nella sua assurda ferocia nei campi di sterminio e non solo, chiudono il romanzo, a cui danno la svolta finale.

Drammatica la vicenda della deportazione nei campi di concentramento degli ebrei, segnati a fuoco,e costretti ai lavori forzati ed alla morte, seppelliti nelle fosse comuni.

La voce narrante di tutta la storia è di Camilla, donna che accoglie Bianca dandole tutti particolari e le spiegazioni dei suoi sogni ricorrenti.  Camilla non si limita ad essere la voce narrante di tutta la vicenda, ma è anche artefice della stessa, anche se non decisiva.

Accoglie Bianca e le racconta tutta la storia con tanta dolcezza da attirare la giovane sposa ad andare avanti nelle sue indagini dei sogni ripetuti.

Camilla svela a Bianca tanti segreti della famiglia e la storia diventa sempre più lunga, affascinante ed odorosa come l’iris e ne rimane abbagliata.

 

 

Relazione del Prof. Corrado Calvo, Rosolini, 03/04/2014

DANIELA FAVA, IRIS, Romanzo,

Giambra Editori, Terme Vigliatore (ME), 2013

Recensione del Prof. Corrado Calvo

 

Iris, il romanzo di Daniela Fava, consta di 210 pagine ed è diviso in tre parti. Non si tratta di una divisione casuale, perché ognuna di esse svolge un segmento importante nell’orditura della trama, che si presenta abbastanza complessa e diligentemente costruita. In essa niente è lasciato al caso, anzi dissemina indizi che alla fine torneranno utili per l’agnizione finale. Il lettore più avvertito può individuarli fra le righe e con gusto seguirli passo passo prefigurandosi quello che poi accadrà.

Il romanzo si avvale di un luogo e una cornice storico temporale ben precisi: l’Italia fra i due conflitti, con le lotte, il nazionalismo retorico e i misfatti del nazifascismo, per poi intrecciarsi con i nostri giorni attraverso l’ossessione di Bianca e il racconto dell’anziana Camilla.

I personaggi sono diversi e ben caratterizzati.

Bianca è la giovane, alla vigilia delle nozze, tormentata da sogni ricorrenti e impressionanti su una sconosciuta che sembra volerle dire qualcosa. Queste visite notturne negli ultimi tempi si avvicendano con allarmante frequenza e le fanno perdere la serenità. Si intensificano ancor di più durante il viaggio di nozze, nella permanenza a Venezia, che per qualche motivo sembra strettamente legata ai suoi sogni. Si pensa a disturbi della psiche e a stress, tanto da portarla sul lettino dell’analista prima e a ricercare perfino l’aiuto di un sacerdote poi.

La sconosciuta che viene a trovarla in sogno, si verrà a scoprire, è vissuta durante le due guerre e per qualche ragione che non conosciamo ha scelto la nostra protagonista, che si getta in una ricerca disperata pur di trovarne il motivo. Sapremo in seguito, grazie a questa ricerca, che il suo nome è Iris.

Camilla è la novantenne amica e sorella di latte di Iris, che racconterà a Bianca, quando la giovane nella sua caparbia ricerca si imbatterà in lei, di Iris e della sua bellezza, delle sue traversie patite a causa dell’odio della vendicativa sorellastra Emma.

Emma, che gradualmente si rivela nel suo ruolo di antagonista, nobile e pasionaria fascista, andrà in sposa a Giorgio Ferris promettente rampollo della borghesia industriale veneta e ben inserito nei quadri del PNF.

Il Duca De Labier è il padre di Iris e di Emma: fa la sua apparizione in una notte di pioggia all’inizio della seconda parte del romanzo, reca in braccio una bambina che consegna alla governante, mentre la moglie a lungo ammalata sta per esalare l’ultimo respiro. Quella bambina è Iris e a tutti viene presentata come sua seconda figlia, la cui venuta al mondo ha procurato la morte della moglie.

Madame Colette è una prostituta giunta dalla Francia che ha aperto a Venezia una elegante casa di appuntamenti. Di lei si è invaghito e poi sinceramente innamorato il duca, tanto da farci una figlia.

Giorgio Ferris sposa Emma e poi, quando è fiorita come donna, si innamora della giovane cognata. Frattanto Emma, grazie alla rivelazione del padre in punto di morte, viene a sapere che in realtà Iris è sua sorellastra, frutto della relazione del padre con la maitresse Colette, e da quel momento inizia una guerra senza  quartiere con l’innocente e ignara fanciulla, confinandola in un collegio di suore e facendole terra bruciata attorno. Poi c’è la guerra vera, le sconfitte, le ritirate strategiche dell’esercito mussoliniano, fascisti contro partigiani, campi di concentramento e il giovane bello e buono Sandro (in arte Libero), di cui s’innamora Iris che dopo sconvolgimenti e traversie, rivelazioni e quant’altro è andata a vivere in una tenuta di campagna.

Non vi racconto altro sulla trama, di proposito non ho voluto essere più preciso, perché i libri si leggono, si gustano nello svolgimento della trama, nel dirimere nodi, nell’interpretare segni e caratteri. Dirò soltanto che non mancano i colpi di scena e in ultimo una agnizione finale. E’, quello di Daniele Fava, un giallo, perché vi si conduce una ricerca che disvela a poco a poco. E’ a tratti un saggio di storia perché si inserisce in una cornice storica con riferimenti anche didascalici sullo sviluppo dei fatti storici. E’ un romanzo vecchia maniera, perché l’autrice sapientemente tiene a mischiare gli ingredienti e a tenere sempre desta l’attenzione dei lettori. Sembra, del resto, suggerircelo lei stessa inserendo alla vecchia maniera dei disegni illustrativi all’interno del romanzo.

Il libro è percorso da un dualismo manicheo, che separa con un discrimine netto la personalità e i comportamenti delle due sorellastre, rappresentando gli estremi di una concezione etica dell’esistenza e della relazione interumana. Il polo positivo è rappresentato da Iris, che è la vittima inerme destinata a patire il rancore e la cattiveria della forza del male: innocente, generosa, caritatevole, eroica sino al rischio della vita; è antifascista, farà la staffetta partigiana, cura e nasconde i partigiani.

Dall’altro lato c’è Emma: fascista sin nelle midolla, adoratrice del Duce e delle leggi razziali, vendicativa sino alla denunzia dei servi prima e della sorella poi ai tedeschi, sarà la responsabile dell’internamento di Iris nell’atroce campo di concentramento, si macchierà del sangue del notaio e della sua famiglia, di quello della governante e della sorella. Il male allo stato puro e la sua fine è studiata in questa ottica: morirà bruciata, arsa dalle fiamme dell’incendio.

L’odio, il rancore e la vendetta consumati all’interno della famiglia è materia letteraria antica, addirittura affonda le sue radici nelle fiabe della nostra infanzia (Biancaneve con la matrigna, Cenerentola con le sorellastre) evolvendosi in situazioni sempre più sofisticate, come quella raccontata in L’estranea, dell’inglese Patrick Mc Grath , pubblicata dalla Bompiani.

In Iris lo stile letterario di Daniela Fava, che nel tempo (come ci dichiara Cristina Scucces) è divenuto più “ricercato, acuto, sicuramente sempre più gradevole, con un crescendo che ogni volta supera ogni aspettativa”, è diventato ancor più accattivante e scorrevole.

Daniela Fava sa ben usare gli artifici letterari e i suoi simbolismi. Richiamo la vostra attenzione:su due elementi: l’acqua e il mazzolino di iris che tornano nel racconto.

Acqua. La sconosciuta appare in sogno a Bianca sempre nel filtro dell’acqua, l’acqua dei rii e della laguna, scopriremo infine. La bambina Iris appare in una notte di pioggia e portata nella casa del duca. Un altro bambino (che avrà il suo ruolo nella storia), invece, sempre in una notte di pioggia, verrà lasciato sul sagrato di una chiesa veneziana, la signora duchessa, madame Colette e la stessa Iris troveranno la morte in una serata di pioggia.

L’acqua è sempre presente nei passaggi importanti del romanzo e della vita dei suoi personaggi. Nella  morte, come nella vita. Non dimentichiamo che la vita nasce nel fluido amniotico, acqua speciale.

Iris è un fiore, ma è anche il nome di uno dei personaggi principali che dà il titolo al romanzo. iris è, però, anche la Francia, il marchio di fabbrica che accompagna i sogni di Bianca: la sconosciuta è sempre vista accanto a un mazzo di iris, madame Colette proveniente dalla Francia usava la fragranza dell’iris, l’iris apparirà come indizio rivelatore nella parte finale che disvela l’arcano.

La storia di Bianca è paradigma della storia di ogni donna che caparbiamente si ostina a cercare la verità anche a costo di precipitare nello spaesamento e nella crisi di identità, di affidarsi alle cure dell’analista o alla parola del sacerdote quasi fosse un’ossessa bisognosa dell’esorcista. Riuscirà alla fine, grazie alla sua tenacia, a scoprire la verità e con essa troverà le sue radici.

Due messaggi si ergono sul romanzo o se volte ne vengono fuori: il primo, inerente il contesto storico, il secondo quello della giustizia, entrambi sensibilmente etici.

 

Contesto storico. Parlavo di una cornice storica che fa da impalcatura al romanzo. Apprezzo la con cui

L’autrice affronta il dramma della guerra e dell’ideologia politica che sottosta al fascismo, fondata sulla negazione della libertà umana, con una certa levità, o se volte con “una sorta di distrazione”, come l’ha chiamata uno dei critici del romanzo. Emblema di esso è il personaggio Giorgio Ferris, marito di Emma e cognato di Iris. Egli aderisce al Fascismo, pur non condividendone appieno il pensiero, perché vede nel Duce l’uomo della provvidenza in grado di risollevare le sorti del paese in crisi. E’, questa di Fava, una lettura del fascismo che fu in qualche modo quella della maggioranza degli Italiani, pronti poi a ricredersi quando il regime mostra il suo vero volto e anche a combatterlo, come farà Sandro, il partigiano protagonista della grande storia d’amore con Iris.  E sempre in questo contesto, Iris rappresenta chi si trova a combattere il fascismo non per ideologia (Sandro) o per delusione (Giorgio), ma solo perché avverte naturalmente che imperialismo retorico e imbelle e leggi razziali sono contro la libertà e la dignità dell’uomo.

Nello scontro con i repubblichini Giorgio rimane ferito ed Iris per curarlo lo porta alla tenuta diventata ricovero per i perseguitati del regime.  Poi i due si innamorano e dal loro amore verrà concepito un figlio: (il padre di Bianca) che né Iris né Sandro vedranno. Sandro non lo vedrà perché ucciso mentre lotta da partigiano. Iris non vedrà il bambino perché Emma, appena partorito, glielo sottrae dicendole che il bambino è nato morto.

 

Il tema della giustizia è interpretato dalla figura del  notaio ebreo che custodisce il testamento del Duca, in cui si racconta della nascita di Iris e si danno disposizioni che la tutelano, minacciando di diseredare Emma se non si atterrà alle disposizioni che detta Emma ha intuito la minaccia del testamento e costringe il notaio a consegnarglielo e, una volta entratane in possesso, per cancellare ogni traccia ordina di ucciderlo e di sterminare la sua famiglia. Ma non sa che il documento in suo possesso non è altro che una copia e che il notaio è riuscito a fare arrivare nelle mani di Iris l’originale. Il male non può trionfare: l’apertura del testamento originale provoca l’esclusione di Emma da ogni proprietà. 

 

Ma affinché il trionfo della giustizia sia completo ci vuole il pentimento del cattivo con relativa punizione. Ed ecco l’artificio funzionale del ritrovamento del quaderno-diario di Emma, che ci scodella per intero tutta la verità di come sono andate effettivamente le cose, chiarendo i lati oscuri dell’intera vicenda intrisa di menzogna e inganno. E il cattivo, in questo caso la sorellastra Emma, non può non bruciare che fra le fiamme: in attesa di quello dell’inferno l’autrice la fa arrostire nell’incendio della casa.

Grazie a quel quaderno Bianca scoprirà che Iris non si è suicidata e che il suo bambino, che Emma aveva ordinato di uccidere, non era figlio di suo marito Giorgio, come erroneamente aveva sospettato, bensì di un partigiano. E se quel bambino è sopravvissuto  o meno e con quali conseguenze lo scoprirete leggendo il libro.                                                               

 

 

Daniela Fava Copyright (c) 2011   Condizioni d'Uso  Dichiarazione per la Privacy
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